filiale Archives - Export America Group Export America Group Thu, 26 May 2022 15:53:24 +0000 en-US hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.9.3 /wp-content/uploads/2015/11/cropped-logo-32x32.jpg filiale Archives - Export America Group 32 32 Esportare confetture e marmellate negli Stati Uniti /it/il-blog-di-export-america/esportare-confetture-e-marmellate-negli-stati-uniti/ /it/il-blog-di-export-america/esportare-confetture-e-marmellate-negli-stati-uniti/#respond Thu, 08 Nov 2018 10:27:07 +0000 /?p=2942 The post Esportare confetture e marmellate negli Stati Uniti appeared first on Export America Group.

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Il mercato statunitense delle marmellate e delle gelatine è decisamente stabile e con un tasso di crescita costante, sia per quanto riguarda il valore del prodotto sia per quanto riguarda il suo consumo.
Il fattore che più influisce sul consumo crescente di marmellate e gelatine negli USA è la preferenza del consumatore per prodotti alimentari più convenienti e sani.
Italia è uno dei principali esportatori di agroalimentari negli Stati Uniti e la sua presenza nell’etichetta di un prodotto è un simbolo di garanzia per il consumatore americano, in termini di salubrità e qualità del prodotto. Investire quindi nell’esportazione di marmellate negli USA è sicuramente un’ottima strategia, soprattutto in questo momento di crescita nel mercato delle confetture, dal momento che gli USA favoriscono gli investimenti esteri, soprattutto per ciò che concerne l’agroalimentare.
Prima di investire sugli Stati Uniti e pensare di aprire un’eventuale filiale o società, è necessario conoscere a fondo le norme doganali, di protezione delle frontiere e sulla gestione degli alimenti importati.
Di seguito verranno trattati vari aspetti, dall’etimologia dei termini americani che si riferiscono ai suddetti prodotti, agli accorgimenti da prendere in considerazione nel processo di esportazione.

Esportare marmellate e confetture negli Stati Uniti

 

Nel momento in cui si decida di investire nell’esportazione, è d’obbligo conoscere gli enti regolatori e le norme doganali statunitensi con cui ci si imbatterà.

FDA

Il primo ente americano con cui ci si imbatte nell’esportazione di alimentari negli Stati Uniti è l’FDA (Food and Drug Administration). In sostanza questo ente si occupa di assicurare ai consumatori americani che gli alimenti a loro destinati siano salubri, sicuri ed igienici. (Più info sull’FDA qui: Registrazione FDA, cos’è e a cosa serve)

’articolo sono specificati inoltre degli accorgimenti dettati dall’FDA in caso di esportazione di prodotti come le marmellate, soprattutto per quanto riguarda l’etichettatura egli ingredienti che li compongono.v

INGRESSO NEL MERCATO

Esportare negli stati uniti è un processo che deve essere preceduto da una pianificazione data la complessità del mercato statunitense degli agroalimentari e le strategie sono numerose. Di seguito ne verranno trattate alcune.

Una valida possibilità consiste nella partecipazione a fiere di settore. In questi eventi è possibile far conoscere il proprio prodotto, trovare potenziali clienti ma soprattutto individuare i competitor. Un esempio è il “The Marmalade Jam Fest”, che ogni anno si tiene a Salt Lake City, Utah.

Importare tramite grandi distributori di agroalimentari è una strategia vincente, va però specificato che negli ultimi anni il consumatore statunitense preferisce una garanzia per quando riguarda la presenza sul territorio dall’azienda produttrice, cioè con una struttura che permetta stoccaggio della merce, gestione dei resi e vicinanza al consumatore.

La regolamentazione e le normative sulle tasse e sulla sicurezza sono particolarmente complesse, l’esportatore potrebbe quindi fare affidamento a un agente doganale, la figura di riferimento per le aziende che vogliono liberarsi dell’ostacolo della burocrazia del CBP (Customs and BorderProtection), concentrandosi sulla produzione del proprio prodotto.

È necessario dotarsi di un sito internet che offra anche un sistema di e-commerce per facilitare l’acquisto da parte dei vari importatori.
Una possibilità da non sottovalutare è aprire una struttura come una filiale negli stati uniti. Aprire una società negli stati uniti è un processo molto più veloce e meno dispendioso che in Italia. Come accennato prima la vicinanza al consumatore americano è un fattore da tenere in considerazione. Una società aperta negli USA permette di usufruire dei finanziamenti offerti dalle banche americane.

DOCUMENTAZIONE NECESSARIA ED ETICHETTATURA

Come accennato prima, sono richiesti particolari documenti per l’esportazione, tra cui:

  • Fattura (invoice): oltre che a una descrizione dettagliata del prodotto, identifica prezzo, compratore, venditore e paese di origine.
  • Certificato di Origine e supporto delle dichiarazioni tariffarie, rilasciato dalla CCIAA.

Alla dogana devono essere presentati altri documenti, come la Dichiarazione Doganale, il Certificato di Esportazione (serve nel caso di prodotti soggetti a regolazione comunitaria dei mercati, come l’olio d’oliva) e i vari Documenti di Trasporto (bill of lading, packing list, insurance policy).

FDA-FCE

’FDA inoltre richiede alle aziende produttrici e agli esportatori di effettuare la registrazione FCE (FoodCanning Establishment) per i prodotti a lunga conservazione, anche sigillati, come marmellate e conserve.
Per ogni famiglia di prodotti è necessario un numero identificativo, accompagnato dalla certificazione FDA, conosciuto come SID (SubmissionIdentifier).

Va però specificato che alcuni prodotti a lunga conservazione sono esentati dalla registrazione alla procedura SID a seconda del metodo di produzione e degli ingredienti utilizzati. Le eccezioni sono numerose, affidarsi quindi a un consulente è una soluzione da non sottovalutare.
E’ possibile che l’FDA al momento dell’arrivo della merce trattenga alcuni prodotti anche per diverse settimane attendendo ulteriori informazioni dai produttori, di conseguenza è buona norma allegare i vari certificati alle spedizioni.

ETICHETTATURA

La qualità della marmellata o della conserva negli Stati Uniti è dettata, oltre che dai classici fattori come la consistenza e il colore, anche dall’etichettatura che deve rispettare certi vincoli. I seguenti campi devono essere infatti necessariamente inseriti:

  • Il tipo di marmellata/conserva (esempio: Jam)
  • Lista degli ingredienti
  • Peso netto
  • Data di scadenza
  • Dati del produttore
  • Paese di origine
  • Istruzioni per l’uso dove necessario
  • I vari valori nutrizionali

DIFFERENZE DEI TERMINI JELLY, JAM, CONSERVE, MARMALADE E FRUIT BUTTER

In inglese i prodotti “in gelatina” prendono nomi diversi in base al metodo di produzione adottato e in base alla forma di frutta utilizzata.

Jellies: sono fatte con succo di frutta e zucchero. La caratteristiche che le contraddistinguono sono il loro colore chiaro e la loro capacità di mantenere uno stato solido ma allo stesso tempo una consistenza tenera.

Jams: vengono ottenute schiacciando la frutta con lo zucchero. Sono dense e conservate in vasetti. Al loro interno è possibile trovare piccoli frutti interi o pezzetti di frutta in uno sciroppo gelificato. Il colore dovrebbe essere quello del frutto utilizzato.

Conserves: sono molto simili alle “Jams”, ma son fatte combinando frutta e talvolta uvetta, noci e cocco.

Marmalades: solitamente sono fatte di agrumi e contengono pezzi di buccia sospesi in una gelatina trasparente.

FruitButter: il processo di creazione prevede l’utilizzo della polpa del frutto cotta con lo zucchero, formando una miscela densa spalmabile. Spesso contengono anche delle spezie.

(Per maggiori informazioni sui vari prodotti e sui loro ingredienti : )

SERVIZI CORRELATI DI EXPORT AMERICA

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Esportare olio d’oliva negli Stati Uniti /it/il-blog-di-export-america/esportare-olio-d-oliva-negli-stati-uniti/ /it/il-blog-di-export-america/esportare-olio-d-oliva-negli-stati-uniti/#respond Wed, 17 Oct 2018 09:40:22 +0000 /?p=2936 The post Esportare olio d’oliva negli Stati Uniti appeared first on Export America Group.

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Il consumo di olio d’oliva è dagli anni ’90 aumentato esponenzialmente e il valore delle esportazioni è aumentato dell’84%.

’Italia è dopo la Spagna il maggiore esportatore di olio a livello mondiale (35%). Se l’esportazione è particolarmente concentrata nei pochi stati che ne vantano una grossa produzione (come i due citati prima e la Turchia), l’importazione è invece maggiormente distribuita. Tra i maggiori importatori a livello mondiale ci son gli Stati Uniti. Il 98% di olio d’oliva sul suolo statunitense, infatti, è  importato. In questa percentuale rientra per la maggior parte olio esportato dall’Italia.

In mercati molto complessi come quello dell’olio d’oliva gli USA favoriscono gli investimenti esteri e i loro operatori stranieri (esportatori negli Stati Uniti) e gli riservano un trattamento assolutamente non discriminatorio rispetto agli operatori locali.

Prima di investire sugli Stati Uniti e pensare di aprire un’eventuale filiale o società, è necessario conoscere a fondo le norme doganali, di protezione delle frontiere e sulla gestione degli alimenti importati.

Come esportare olio d’oliva negli Stati Uniti

 

ENTI REGOLATORI E NORME DOGANALI

FDA

Il primo ente americano con cui ci si imbatte nell’esportazione di alimentari negli Stati Uniti è l’FDA (Food and Drug Administration).
In sostanza questo ente si occupa di assicurare ai consumatori americani che gli alimenti a loro destinati siano salubri, sicuri ed igienici. (Più info sull’FDA qui: Registrazione FDA, cos’è e a cosa serve)

INGRESSO NEL MERCATO

FDA non richiede procedure speciali per l’import di olio d’oliva negli stati uniti, ma è necessario avere una struttura operativa in loco o avvalersi di un importatore in possesso del Federal Basic Importer’s Permit.
Esportare negli stati uniti è un processo che deve essere preceduto da una pianificazione data la complessità del mercato statunitense, soprattutto per ciò che concerne l’olio d’oliva.

Una valida possibilità consiste nella partecipazione a fiere di settore. In questi eventi è possibile far conoscere il proprio prodotto, trovare potenziali clienti ma soprattutto individuare i competitor che, come accennato prima, nel commercio di olio di oliva sono per lo più esportatori. Un esempio è l’incontro annuale degli associati COOC (California Olive Oil Council).

Importare tramite grandi distributori di agroalimentari è una strategia vincente, va però specificato che negli ultimi anni il consumatore statunitense preferisce una garanzia per quando riguarda la presenza sul territorio dall’azienda produttrice, cioè con una struttura che permetta stoccaggio della merce, gestione dei resi e vicinanza al consumatore.

La regolamentazione e le normative sulle tasse e sulla sicurezza sono particolarmente complesse, l’esportatore potrebbe quindi fare affidamento a un agente doganale, la figura di riferimento per le aziende che vogliono liberarsi dell’ostacolo della burocrazia del CBP (Customs and Border Protection), concentrandosi sulla produzione del proprio prodotto.

È necessario dotarsi di un sito internet che offra anche un sistema di e-commerce per facilitare l’acquisto da parte dei vari importatori.
Una possibilità da non sottovalutare è aprire una struttura come una filiale negli stati uniti. Aprire una società negli stati uniti è un processo molto più veloce e meno dispendioso che in Italia. Come accennato prima la vicinanza al consumatore americano è un fattore da tenere in considerazione. Una società aperta negli USA permette di usufruire dei finanziamenti offerti dalle banche americane.

DOCUMENTAZIONE NECESSARIA ED ETICHETTATURA

Il CBP gestisce le operazioni doganali, che prevedono:

  • Fattura (invoice): oltre che a una descrizione dettagliata del prodotto, identifica prezzo, compratore, venditore e paese di origine.
  • Certificato di Origine e supporto delle dichiarazioni tariffarie, rilasciato dalla CCIAA.

Alla dogana devono essere presentati altri documenti, come la Dichiarazione Doganale, il Certificato di Esportazione (serve nel caso di prodotti soggetti a regolazione comunitaria dei mercati, come l’olio d’oliva) e i vari Documenti di Trasporto (bill of lading, packing list, insurance policy)

’FDA impone delle regole per quanto riguarda le etichettature dei prodotti. ’etichetta principale deve deve contenere il nome del prodotto, la quantità netta in unità metriche e USA ed infine il brand commerciale. Il paese di origine è obbligatorio.
etichetta secondaria deve essere riportato il nome e l’indirizzo del produttore, confezionatore estero o distributore statunitense e lista degli ingredienti. Specificatamente nel caso dell’olio, vanno indicati eventuali aromatizzanti o erbe o altri ingredienti. Tra le varie informazioni devono infine essere riportati i valori nutrizionali e il codice a barre. I prodotti importati devono riportare il nome e l’indirizzo dell’importatore.

ACCORDI COMMERCIALI DAZI E TASSE

’olio d’oliva paga il dazio dei MFN (Most Favoured Nation). Al dazio si aggiungono poi altre due piccole tasse: Merchandise Processing Fees (MPF) pari allo 0,35% circa del valore totale del carico, con un minimo di 25 $ e un massimo di 485 $ e l’Harbor Maintenance Fees (HMF) pari allo 0, 13 % del valore totale del carico per le spedizioni via mare.

SERVIZI CORRELATI DI EXPORT AMERICA

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Aprire una Società o una Filiale in USA? /it/il-blog-di-export-america/societa-filiale-usa/ /it/il-blog-di-export-america/societa-filiale-usa/#respond Mon, 09 Apr 2018 06:37:58 +0000 /?p=2651 The post Aprire una Società o una Filiale in USA? appeared first on Export America Group.

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scelta-forma-societaria-negli-usaLa struttura legale della sede americana di una società Europea è una delle decisioni più importanti nel momento in cui si intende portare i propri prodotti o servizi in USA, perché ha ripercussioni di lungo termine, specialmente di natura fiscale, su tutto il gruppo a cui fa capo la sede estera. Quindi, meglio aprire una società o una filiale negli Stati Uniti?

 

Il modo più semplice: Ufficio di Rappresentanza in USA

Il modo più semplice per avere una presenza in USA è attraverso un ufficio di rappresentanza (Representative Office). Se si rimane entro certi limiti, ciò non richiede l’incorporation, ossia la creazione di una società in America legalmente costituita.

Un’azienda che vuole mandare un dipendente a lavorare in USA in modo temporaneo  (o assumere un consulente USA e pagarlo dall’Italia), come rappresentante commerciale, può farlo senza dover pagare il dipendente direttamente da una struttura USA. Questo a patto che le attività rimangano circoscritte a marketing, promozioni, contatti con clienti. E’ esclusa la vendita di materiale, e tutto ciò che possa generare profitti.

Le filiali in USA (Branch)

Una filiale (branch) è un entità non indipendente, ma parte della entità principale, che serve per fornire lo stesso servizio della sede principale, ma in una zona geografica differente.

La filiale può quindi fornire servizi ad un costo, ma le proprie perdite e profitti vengono visti dal fisco americano come un “tuttuno” con quelli della casa madre.

Per questo motivo, è di fondamentale importanza per una società straniera, strutturare le sue sedi USA come sussidiarie (subsidiaries), in modo tale da schermare a livello fiscale la casa madre dal dover riportare l’intero fatturato al fisco americano.

Le Subsidary Americane

La subsidiary è di proprietà della casa madre, ma è legalmente distinta da essa ed è sottoposta alla fiscalità vigente come se fosse una società indipendente.

Le forme legali possibili in questo caso sono la LLC (l’equivalente della nostra Società a Responsabilità Limitata), e la C-Corp (l’equivalente della nostra Società per Azioni).

Vediamo alcuni degli aspetti critici che differenziano queste forme.

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Differenze tra le diverse forme legali

La prima differenziazione si deve fare partendo dal capire cosa costituisce reddito. Vediamo…

  • Representative Office: per essere tale, questa entità non deve produrre alcuna forma di reddito
  • Branch: per comprendere le implicazioni fiscali di una filiale, va chiarito il concetto di ECI, ossia di Effectevely Connected Income. Le filiali, come anche le entità principali che le possiedono, sono tassate solo sul reddito prodotto come conseguenza della presenza negli Stati Uniti. Ciò include anche redditi finanziari e affini che passano il test FDAP, ossia se il reddito è Fixed (fisso, ossia predeterminato da una qualsiasi forma contrattuale), Determinable (predefinito o predicibile), Annual o Periodic.
  • Subsidiary: il reddito e’ solo quello prodotto dal lavoro e vendite della sussidiaria negli Stati Uniti.

Poi, in tema di perdite, le differenze si manifestano in questa maniera:

  • Representative Office: non possono essere usate a fini fiscali.
  • Branch: possono essere usate come minusvalenze secondo la legislazione americana; il consolidamento con profitti/ perdite della casa madre
  • Subsidiary: possono essere usate come minusvalenze secondo la legislazione americana consolidandole con profitti della medesima sussidiaria fino a 2 anni indietro e fino a 20 anni in avanti

Altra differenziazion è data dal modo di distribuire i dividendi.

  • Representative Office: non e’ permesso il realizzo e quindi il rimpatrio di profitti.
  • Branch: il rimpatrio dei profitti sotto forma di dividendi è tassato attraverso la “branch profit tax” e la “branch interest tax”
  • Subsidiary: il rimpatrio dei profitti ha la tipica trattenuta del 30%, che però può essere ridotta o limitata grazie ai trattati bilaterali contro le doppie tassazioni

Infine a seconda del tipo di struttura legale scelta, troviamo delle diverse Responsabilità legali:

  • Representative Office: non essendo un’entità a sé sul suolo USA, il rappresentate e/o la casa madre possono essere esposti a indennizzi civili e cause penali
  • Branch: come representative office
  • Subsidiary: sia essa una LLC o una C-corp, la responsabilità è limitata e rarissime sono le occasioni in cui una causa legale possa arrivare a “pierce the corporate veil” ossia far passare la responsabilità legale dall’entità al proprietario, a patto che non ci sia evidenza di dolo

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La scelta della Subsidary

Nel caso più comune in cui si opti per l’apertura di una sussidiaria, è opportuno fare attenzione alla distinzione tra distributore e “manufacturer’s representative”. Nel primo caso, la sede estera ha il compito principale di distribuire il materiale ai clienti americani, svolgendo la funzione di rendere immediatamente disponibile lo stock di prodotti sul suolo USA. In questa veste può esistere la necessità di avere rappresentanti e tecnici che forniscano supporto alle vendite, ma il “core business” della subsidiary deve rimanere la distribuzione.

La scelta della forma Representative

Nel caso invece di un manufacturer’s representative, gli agenti di commercio stipendiati dalla sussidiaria hanno l’autorità di definire e chiudere contratti a nome della sede principale. La sales force e’ il motivo principale di esistenza, non gestisce livelli significativi di materiale in magazzino. In questo caso bisogna tenere conto che l’IRS, il fisco americano, potrebbe valutare che la casa madre ha una “taxable presence” negli Stati Uniti e di conseguenza rendere inefficaci i vantaggi di avere una subsidiary invece di una branch.

Filiale o Società? Branch, Representative Office o Subsidary?

In definitiva, il percorso meno rischioso e sicuramente meno dispendioso in termini fiscali, è quello di aprire una sussidiaria e fare in modo che sia nei fatti che agli occhi dell’autorità fiscale funzioni come un semplice distributore.

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