esportazione Archives - Export America Group Export America Group Fri, 03 Jun 2022 12:57:45 +0000 en-US hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.9.3 /wp-content/uploads/2015/11/cropped-logo-32x32.jpg esportazione Archives - Export America Group 32 32 Esportare Salumi negli USA /it/il-blog-di-export-america/esportare-salumi-negli-usa/ /it/il-blog-di-export-america/esportare-salumi-negli-usa/#respond Wed, 07 Oct 2020 19:14:58 +0000 /?p=3073 The post Esportare Salumi negli USA appeared first on Export America Group.

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Dal 28 Maggio 2013 è permessa negli Stati Uniti l’importazione di prodotti di “alta salumeria italiana”, come salame, coppa, speck e cotechino, da regioni come Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e dalle province di Trento e Bolzano. L’importazione di altri prodotti come prosciutti cotti, crudi e mortadella erano già permessi.

Queste concessioni sono state permesse grazie agli studi effettuati dall’, che ha dichiarato le suddette aree geografiche “a basso rischio” per quando riguarda la malattia vescicolare del suino.

Le opportunità dell’esportazione di salumi negli Stati Uniti

Le nuove normative quindi difendono anche i prodotti italiani dall’”italian sounding”, il fenomeno cioè dei produttori che danno nomi riconducibili al “made in Italy” ai propri prodotti. (Noti casi sono ad esempio il “San Daniele” canadese o quando è stato registrato il marchio “Prosciutto di Parma DOP”).

Quali stabilimenti possono esportare

I prodotti destinati al mercato americano possono provenire solo dastabilimenti che siano stati preventivamente autorizzati dalle autorità statunitensie devono essere provvisti di uno specifico certificato sanitario e di attestazione veterinaria.

Si deve inoltre garantire che l’impianto nel quale sono stati macellati gli animali non sia venuto a contatto con animali o carni provenienti da Regioni nelle quali la malattia vescicolare del suino sia ancora presente, ovvero che carni e/o animali non abbiano attraversato Regioni non indenni, a meno che ciò non si sia verificato, ovviamente per le sole carni, in container sigillati dall’Autorità Sanitaria di Regioni ammesse.

Caratteristiche dei salumi destinati all’esportazione

Le normative Americane sono piuttosto selettive per quanto concerne i prodotti esportabili. E’ infatti permesso esportare prodotti a base di carne cotta e sottoposti a trattamento termico che raggiunga i 69° C al cuore del prodotto oppure sterilizzati, come il cotechino. Per i prodotti a carne cruda invece la stagionatura deve essere superiore a 400 giorni.

Documentazione richiesta

Per quanto riguarda la documentazione per carni, salate o in salamoia, secche o affumicate, farine e polveri commestibili di carni (codice doganale SA 0210 ), i documenti richiesti, per l’esportazione negli Stati Uniti, sono di seguito indicati:

  • Registrazione di Stabilimento Alimentare
    Documento attestante che lo stabilimento o gli stabilimenti in cui è stata effettuata la produzione, trasformazione, confezionamento e conservazione di alimenti destinati al consumo per il mercato statunitense è/sono stati registrati presso la Food and Drug Administration (FDA). Il Ministero della salute ha pubblicato ed aggiorna regolarmente l’elenco degli
  • Licenza per la fauna selvatica
    Sono definite condizioni di applicabilità specifiche per gli alimenti in cui, tra gli ingredienti, figurino anche prodotti di animali in via di estinzione. Un documento deve attestare che il titolare è autorizzato ad esportare specie di fauna selvatica. Tale documento è necessario per lo sdoganamento e l’accesso al mercato.
  • Preavviso di importazione di prodotti alimentari
    Ogni qual volta si intende esportare prodotti come quelli elencati sopra è necessario presentare con un certo preavviso un documento che annuncia l’importazione di alimenti alla FDA, che verrà descritto di seguito, alla (Automated Broker Interface) o al .
    I termini per la presentazione del preavviso sono molto stringenti: non più di 15 giorni prima della data prevista dell’arrivo se l’invio è effettuato tramite PNSI e non più di 30 giorni se l’invio è effettuato tramite ABI. Questo documento deve contenere diverse informazioni, l’elenco completo nei siti sopra citati. Tra le informazioni richieste ci sono ad esempio il nome e l’indirizzo della persona che presenta la notifica, della sua azienda dell’importatore e così via.
  • Codice di Identificazione Produttore (MID)
    E’ un codice di 15 caratteri che identifica il produttore (non statunitense) di un bene, in conformità con le disposizioni di legge; può essere un prerequisito per la dichiarazione doganale di importazione o per l’entrata/consegna immediate. Per articoli aventi più di un produttore, il codice MID va indicato per ciascun produttore, separatamente.
  • Certificato sanitario per i prodotti animali
    E’ un documento rilasciato dalla ASL, attestante che i prodotti di origine animale per l’esportazione non sono infetti e non sono portatori di alcuna malattia infettiva; esso è necessario per sdoganamento e accesso al mercato; deve essere scritto in inglese e presentato in originale. Le autorità veterinarie degli Stati Uniti accettano il certificato rilasciato dall’autorità competente di uno Stato Membro dell’Unione Europea, se esso è fornito di tutte le informazioni specifiche.
  • Certificato di Origine
    Potrebbe essere richiesto anche il Certificato di Origine (facoltativo, secondo le indicazioni dell’importatore). Il Certificato è emesso dalla Camera di Commercio italiana dove ha sede il produttore del bene.
  • Etichettatura
    L’etichettatura è un requisito molto importante per l’FDA. Questa deve contenere:

    • Nome del prodotto
    • Paese di origine
    • Nome e Indirizzo del produttore
    • Peso Netto
    • Stato del prodotto (“a cubetti”, “porzionato”, e così via).
    • Elenco degli ingredienti
    • Informazioni nutrizionali
    • E’ necessario specificare la presenza di eventuali allergeni alimentari.

In conclusione si può con assoluta certezza affermare che l’esportazione di salumi negli Stati Uniti è sicuramente una ottima mossa. I consumatori americani negli ultimi anni hanno infatti evidenziato la loro tendenza a preferire prodotti di qualità e sicuri, ponendo quelli italiani tra i più apprezzati. E’ però necessario affidarsi a esperti del settore prima di intraprendere queste operazioni, al fine di velocizzare il processo ed evitare rischi.

 

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Le opportunità dell’esportazione di vini negli Stati Uniti /it/il-blog-di-export-america/opportunita-esportazione-vini-usa/ /it/il-blog-di-export-america/opportunita-esportazione-vini-usa/#respond Fri, 11 Sep 2020 21:26:31 +0000 /?p=3068 The post Le opportunità dell’esportazione di vini negli Stati Uniti appeared first on Export America Group.

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Gli Stati Uniti sono un mercato di importanza fondamentale per la vendita di vino di qualità. Il mercato è piuttosto complesso e altamente competitivo, ma offre innumerevoli opportunità.

Le importazioni statunitensi di vini in bottiglia e spumanti hanno registrato una crescita più che notevole dall’inizio del ventunesimo secolo. Secondo una stima di , infatti, alla conclusione del 2018, l’import statunitense del settore ha raggiunto i 6 miliardi di dollari, con un incremento annuo del +5% per i vini in bottiglia e del +8% per gli spumanti.

La leadership in questo settore del mercato è indiscutibilmente detenuta da esportatori europei, nonché i principali partner del mercato americano. In particolare, tra questi, spiccano Francia e Italia, che insieme superano i 4 miliardi di dollari di vendite negli Stati Uniti.

Le opportunità dell’esportazione di vini negli Stati Uniti

Nel settore di questo specifico e complesso mercato Francia e Italia sono le potenze predominanti. In particolare per quanto riguarda gli spumanti la Francia domina il mercato, con una quota del 46%, seguita dall’Italia con quota del 35%.
Per quanto concerne invece i vini bianchi e rossi in bottiglia, l’Italia è il primo partner statunitense, grazie ad una quota del mercato del 28%.
La parte predominante delle esportazioni europee è costituita da vini di qualità contrassegnati con denominazione di origine e indicazione geografica protetta.

Negli ultimi anni si è evidenziata la tendenza dei consumatori americani a preferire, quindi acquistare, prodotti di altissima qualità e sicuri. Per i paesi europei quindi, in particolare l’italia, questo mercato offre grandi possibilità in termini di guadagno e commercio.

E’ tuttavia necessario per un esportatore coniugare l’analisi delle opportunità offerte dal mercato con lo studio di accessibilità del proprio progetto o attività nel mercato. Infatti, marcando l’attenzione al tema dell’accessibilità del mercato statunitense, va notato che una piccola e media azienda affronta principalmente due questioni di particolare importanza relative al tema della distribuzione:

  • Regole di distribuzione di alcolici negli Stati Uniti;
  • La forte concentrazione negli Stati Uniti di catene di distribuzione.

La legge americana prevede il sistema di distribuzione spartito su tre livelli, il cd Three Tier System : un prodotto alcolico arriva al consumatore solo dopo aver superato tre diversi passaggi. Il primo livello include la vendita del produttore all’importatore, che a sua volta rivende il prodotto al distributore. Al terzo livello, i rivenditori finali, quali Enoteche, alimentari, ristoranti e bar, acquistano il prodotto internazionale o nazionale da distributori di vino. E’ possibile pensare al mercato statunitense come ad una serie di porte da attraversare: la prima porta è costituita dall’importazione, la seconda porta dalla distribuzione e la terza porta è la sola vendita al dettaglio.

In questo contesto, la forte concentrazione delle catene di distribuzione e la grandezza della catena di distribuzione hanno un impatto significativo sul prezzo praticato al consumatore finale. Si consideri che le prime sette catene di distribuzione concentrano su se stesse oltre il 50% del mercato statunitense. Dato il meccanismo distributivo e l’elevato livello di concorrenza sul mercato, diventa altamente strategico puntare su una forte strategia di differenziazione, in grado di “raccontare una storia” dietro il marchio.

Investimento nell’export di vini

Una delle migliori pratiche per entrare nel mercato statunitense in modo sostenibile è puntare ad essere presenti in 5 o 10 aree metropolitane americane non ancora sature. Una buona strategia è quindi quella di individuare le aree metropolitane con buone potenzialità di vendita, dove però le vendite di vino sono ancora poco sviluppate e la concorrenza è relativamente bassa: in questo modo sarà più facile distinguersi da quest’ultima. Investire in un numero limitato di aree metropolitane consente inoltre un’analisi più completa e precisa delle vendite, studiando e valutando in modo più preciso l’accoglienza del prodotto da parte del consumatore finale.

A tal fine, le piccole e medie imprese europee possono beneficiare di politiche di incentivazione per il settore vitivinicolo: ad esempio i fondi della World Trade Organization. Questi incentivi si basano su regole comunitarie che mirano a incoraggiare l’esportazione di prodotti europei. I prestiti WTO riguardano sovvenzioni pari al 40%, assegnate a oltre l’80% dei produttori di vino che vogliono esportare. Un recente lavoro della Commissione Europea ha evidenziato come le misure WTO si siano rivelate fondamentali per supportare i produttori europei a rispondere alle nuove tendenze della domanda internazionale, grazie al supporto di produzioni di qualità e fattori chiave di competitività, quali processi produttivi, imbottigliamento e marketing.

Gli USA rappresentano un mercato di destinazione di fondamentale importanza per l’export di vino europeo, ma è necessario tenere presente che rappresenta anche un mercato complesso e altamente competitivo; quindi solo un approccio strategico può garantire risultati positivi a lungo termine.

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Esportare pasta negli Stati Uniti /it/il-blog-di-export-america/esportare-pasta-negli-stati-uniti/ /it/il-blog-di-export-america/esportare-pasta-negli-stati-uniti/#respond Mon, 30 Dec 2019 15:15:18 +0000 /?p=3016 The post Esportare pasta negli Stati Uniti appeared first on Export America Group.

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Stando ad una classifica stilata da ““, l’Italia è il principale esportatore a livello mondiale di pasta occupando il 30% del mercato, con un fatturato di 2.6 miliardi di dollari.
Il primi importatori al mondo sono invece gli Stati Uniti, che importano il 10% di tutta la pasta prodotta.
Gli Stati Uniti sono sempre tra i maggiori importatori dei principali prodotti a livello mondiale ed è quindi nel loro interesse far si che produttori di qualità, come quelli italiani, investano nel loro mercato.
Soprattutto negli ultimi anni, il consumatore medio americano, nella scelta dei prodotti, mette al primo posto la qualità, insieme alla certezza che prodotti (soprattutto agroalimentari) provenienti dall’Italia garantiscono gusto e sicurezza.

Esportare pasta negli Stati Uniti

Una confezione di pasta su tre negli Stati Uniti è prodotta in Italia. Nei prossimi cinque anni si prevede che il mercato della pasta negli Stati Uniti registrerà nuove performance positive, con una crescita del 3,7%. La quota delle vendite relative alla pasta italiana è quindi destinata a crescere ulteriormente. Oggi, gli Stati Uniti, secondo gli ultimi dati diffusi da Ismea, sono uno dei mercati di riferimento per la pasta made in Italy, con una quota del 12% di tutte le vendite di pasta italiana all’estero.

Come esportare pasta negli Stati Uniti

Come per tutti i prodotti agroalimentari che un produttore italiano vuole esportare negli Stati Uniti, è necessaria la registrazione ad FDA.
Infatti, dal 12 dicembre 2013 tutte le aziende, anche straniere, che producono, trattano, confezionano e detengono alimenti destinati al consumo da parte di persone o animali negli USA devono registrarsi presso la Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia governativa degli Stati Uniti incaricata di emanare le norme che regolano la vendita dei prodotti alimentari sul territorio americano, e notificare ogni spedizione effettuata negli Stati Uniti, per ottenere il cosiddetto “numero FDA”. Il mancato rispetto di tali regole può portare a conseguenze pesanti, tra cui l’interdizione per l’azienda di esportare prodotti negli Stati Uniti: si viene inseriti nella cosiddetta Black List.

Etichettatura e tabelle nutrizionali

L’etichettatura degli alimenti è richiesta per la maggior parte degli alimenti confezionati, come pasta, pane, cereali, cibi in scatola e surgelati, snack, dessert, bevande. Deve contenere l’identità della merce, il peso netto, gli ingredienti, il nome e l’indirizzo del produttore e dell’importatore.
La tabella dei valori nutrizionali (Nutrition Labels) sta assumendo sempre maggiore importanza per evidenziare la presenza di elementi nutritivi benefici e dannosi all’interno dei prodotti, con aggiornamenti effettuati dall’FDA per garantire ai consumatori l’accesso alle informazioni di cui hanno bisogno per prendere decisioni informate sugli alimenti che mangiano.
La FDA richiede che tali informazioni siano contenute in un riquadro con cornice di colore nero o altro colore stampato su sfondo bianco e stabilisce le misure precise che dovrà avere il dettaglio rispetto alla superficie totale dell’involucro che contiene il prodotto alimentare.

Attenzione ai prodotti particolari!

La pasta rientra in un insieme di prodotti il cui trattamento deve essere diversificato. Tra questi prodotti vi sono insaccati, carne, latte, ortofrutta e formaggi.
Per l’esportazione della pasta in particolare, occorre considerare che in alcuni Stati USA, come la California, il Connecticut, la Florida e l’Oregon è obbligatorio arricchire il prodotto con vitamine.

Nuovo regolamento sul controllo preventivo

Le recenti norme introdotte dal Food Safety Modernization Act (FSMA) prevedono nuovi obblighi per le imprese che esportano negli Stati Uniti prodotti come la pasta e rafforzano i controlli sugli alimenti da parte della FDA. Da settembre 2016, per commercializzare prodotti alimentari trasformati nel mercato statunitense, tutte le aziende registrate alla FDA (tra cui un numero sempre maggiore di investitori italiani), dovranno adeguarsi alle novità legislative nel caso in cui esportino in USA, che obbligano tutti gli operatori del settore alimentare che producono prodotti destinati al mercato statunitense ad adottare un sistema di gestione della sicurezza alimentare rispondente a Preventive controls e Standards for produce safety. (https://www.fda.gov/food/food-safety-modernization-act-fsma/fsma-final-rule-produce-safety)
I Preventive Controls for Human Food prevedono che l’azienda adotti un sistema di procedure di controllo preventivo, basate sull’analisi del rischio, H.A.R.P.C. – Hazard Analisys and Risk Based Preventive Controls – che dovranno andare ad integrare il Piano H.A.C.C.P. Per gestire queste procedure l’azienda dovrà formare un Preventive Controls Qualified Individual (PCQI) tramite un corso di 3 giorni tenuto da un Lead Instructor qualificato dalla FSPCA (Food Safety Preventive Controls Alliance). Ad ogni attestato corrisponderà un codice identificativo del PCQI, tale figura può essere anche un consulente esterno qualificato designato dall’ azienda, il cosiddetto “FDA Agent”.

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Esportare prodotti farmaceutici negli USA /it/il-blog-di-export-america/esportare-prodotti-farmaceutici-negli-usa/ /it/il-blog-di-export-america/esportare-prodotti-farmaceutici-negli-usa/#respond Sun, 01 Sep 2019 19:09:13 +0000 /?p=2995 The post Esportare prodotti farmaceutici negli USA appeared first on Export America Group.

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Come ogni prodotto che si intende esportare negli Stati Uniti, anche i farmaci “da banco” sono soggetti alle normative della FDA (Food and Drug Administration).
Ovviamente trattandosi di prodotti particolari, quali potenzialmente rischiosi, l’FDA deve, tramite un processo con cui si deve avere una certa dimestichezza, approvarli prima di poterli registrare.

La procedura di vendita e importazione di questi prodotti è relativamente semplice, di seguito verranno elencati i passi per l’esportazione e i rischi a cui l’azienda esportatrice è esposta nella vendita in questo campo.

Esportare prodotti farmaceutici negli USA

Classificazione dei farmaci negli Stati Uniti

L’FDA dichiara “Over the Counter”, ossia “Farmaco da Banco”, tutti quei medicinali per cui la “non pericolosità” per il pubblico è ormai nota.
Sono infatti quei prodotti comunemente consumati negli Stati Uniti per cui si suppone una familiarità d’uso per il cliente.

Sul sito della è possibile consultare una lista di farmaci che vengono considerati “da banco” (ovviamente non pericolosi), per esempio:

  • Antacid (antiacidi)
  • Antiflatulent (antimeteoritico)
  • Topical Antifungal (antimicotici)
  • Antiemetic (antiemetici)
  • Cough and cold (Tosse e raffreddore)
  • Internal analgesics (Analgesici)
  • Ophthalmic (oftalmici)
  • Anticaries (anticarie)
  • Anthelmintic (antielmintici
  • Cholecystokinetic (decongestionanti)

Procedura di messa a norma ed esportazione

FDA richiede alcuni passaggi per poter approvare e di seguito importare farmaci da banco:

  • Registrazione
    Tutti i produttori di OTC, i trasformatori, i confezionatori, i riconfezionatori, le etichettatrici e i rietichettatori che offrono farmaci in vendita o distribuzione negli Stati Uniti sono tenuti a registrare i propri stabilimenti farmaceutici presso la FDA. Le norme di registrazione dell’istituto farmaceutico della FDA si applicano sia alle compagnie farmaceutiche nazionali che alle strutture farmaceutiche straniere. Le aziende farmaceutiche straniere devono anche identificare un agente degli Stati Uniti ai fini della FDA. Il sistema elettronico di registrazione dei farmaci della FDA fornisce informazioni su tutte le compagnie farmaceutiche che producono, elaborano, imballano e etichettano i farmaci per la distribuzione negli Stati Uniti.
  • FDA Agent
    L’FDA si affida una figura professionale (società con sede negli Stati Uniti) che si occupa di fornire comunicazioni ufficiali riguardanti i farmaci da esportare.
  • Revisione delle etichette e dei libretti di istruzioni
    E’ fondamentale comprendere cosa dicono (o implicano) l’etichetta del farmaco, l’etichettatura dei farmaci. Ciò che la regolamentazione della FDA richiede che compaia su un’etichetta del farmaco dipende dalla sua classificazione “normativa”. I farmaci con prescrizione medica hanno requisiti di etichettatura molto diversi (e molto più completi) rispetto ai medicinali con ingredienti farmaceutici attivi. Allo stesso modo, ci sono requisiti molto diversi per le etichette dei farmaci OTC rispetto alle etichette dei farmaci omeopatici o alle etichette dei farmaci da prescrizione.
    I farmaci che riportano etichette errate sono soggetti al sequestro da parte della FDA. Se una spedizione di prodotti farmaceutici importata viene rifiutata dalla FDA, la merce rifiutata deve essere esportata o distrutta. Di conseguenza l’FDA non consentirà l’importazione per la distribuzione.
    I libretti delle istruzioni devono essere chiari ed univoci. Devono contenere le avvertenze sulla pericolosità del farmaco e sugli effetti collaterali. Sono fondamentali anche le avvertenze sul tipo di conservazione del farmaco, la scadenza e le istruzioni in caso di sovradosaggio.
    Nel caso in cui il medicinale sia destinato solo ai medici, allora l’etichetta deve essere di tipo “professionale”, e deve seguire le normative specificate dalla FDA.

Buone pratiche di fabbricazione

Le normative FDA richiedono che tutti i farmaci siano fabbricati in conformità con le normative Good Manufacturing Practice (GMP) della FDA. La corretta fabbricazione di un prodotto farmaceutico è importante quanto la corretta formulazione e progettazione del farmaco. La mancata osservanza da parte di un produttore delle GMP dei farmaci della FDA rende i medicinali prodotti non conformi ai sensi della Federal Food Drug and Cosmetic Act (FDCA) e delle normative FDA.

Se la FDA determina che un produttore di farmaci straniero non sta rispettando le GMP di droghe della FDA, l’agenzia inserirà il produttore di farmaci straniero in un documento di importazione FDA. Le future importazioni di farmaci da quel produttore saranno soggette a fermi di importazione della FDA e nella maggior parte di casi rifiuti. Ciò comporta il blocco della FDA e il blocco automatico delle spedizioni di farmaci importati da quel produttore di farmaci fino a quando i problemi di conformità GMP del farmaco non vengono risolti (e documentati per la revisione della FDA).

Negli Stati Uniti il consumo e la vendita di farmaci sono altissimi, questo perchè il mercato e l’intero settore farmaceutico sono completamente liberalizzati. E’ quindi consigliato di prendere in considerazione di esportare negli USA, affidandosi a un consulente per evitare qualsiasi “intoppo”.

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Registrazione FCE /it/il-blog-di-export-america/registrazione-fce-usa/ /it/il-blog-di-export-america/registrazione-fce-usa/#respond Fri, 14 Jul 2017 08:39:57 +0000 /?p=2145 The post Registrazione FCE appeared first on Export America Group.

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La registrazione FCE per prodotti alimentari in USA

La FDA (Food and Drug Administration) ovvero l’ente statunitense che regola e controlla l’importazione e la commercializzazione di prodotti alimentari in america, richiede per gli alimenti a lunga conservazione, sottovuoto, in scatola o in lattina da importare, sia la certificazione FCE(Food Canning Establishment) sia un’autorizzazione preventiva all’importazione, definita procedura (Submission Identifier).

Come individuare i prodotti che necessitano dell’autorizzazione SID?

Tutti quei prodotti che passano attraverso la procedura SID sono definiti dalla FDA come “Low Acid Canned Foods (LACF)/Acidified Foods (AF)” ovvero prodotti alimentari in scatola a bassa acidità e prodotti alimentari acidificati artificialmente. I prodotti a bassa acidità (LACF) sono quei prodotti alimentari il cui Ph finale di equilibrio e’ maggiore di 4.6 oppure la cui Activity Water, ovvero l’acqua,disponibile per reazioni chimiche avverse che favoriscono la crescita del botulino, e’ maggiore di 0.85. Invece i prodotti acidificati artificialmente (AF) sono quei prodotti alimentari a bassa acidità, il cui Ph è stato ridotto con l’aggiunta di acidificanti, oppure prodotti alimentari il cui Activity Water è minore di 0.85. Sono numerosi i prodotti che richiedono la certificazione FCE e la procedura SID. Per quanto riguarda i prodotti italiani interessati possiamo riassumerli con il seguente elenco.
  • Prodotti sott’olio: tartufi, pomodori secchi, tonno (o in acqua), funghi, alici in scatola
  • Pomodori pelati in lattina
  • Patè di senape, olive e mostarda
  • Prodotti in salamoia
  • Sughi di pomodoro
  • Pesto
  • Sughi di altro tipo in lattina o contenitore di vetro
  • Caviale in lattina o contenitore di vetro
  • Creme di formaggio in lattina o in scatola
  • Conserve in contenitori ermetici
  • Tutti i prodotti alimentari sottovuoto
La FDA vuole assicurarsi che la produzione di certe tipologie di alimenti da importare negli Stati Uniti sia svolta in modo da sterilizzare il prodotto per evitare che si creino quelle condizioni che potrebbero portare allo sviluppo del botulino. Infatti, prodotti conservati senza la presenza di ossigeno hanno maggiore probabilità di generare il botulino, una tossina prodotta dal batterio Clostridium Botulinum e molto pericolosa per la salute.

Il procedimento di esportazione di queste tipologie di prodotti inizia eseguendo la registrazione FCE, con la quale le aziende comunicano alla FDA di essere titolari di uno o più stabilimenti di produzione di alimenti soggetti alla procedura SID. Dopo la richiesta di registrazione, la FDA rilascia alla azienda un numero di registrazione e le chiavi di accesso al sistema per l’esecuzione della procedura SID. Le aziende dovranno poi fornire alla FDA la documentazione che attesta tutte le procedure utilizzate nella sterilizzazione dei loro prodotti alimentari. Le pratiche in questione sono note come ‘Process Filing‘ e ad ognuna di esse viene assegnato uno specifico Submission Identifier (SID). L’intera procedura può risultare lunga e complessa. Per questo Export America offre assistenza alle aziende italiane nel completamento della registrazione FCE presso la FDA, nella compilazione delle pratiche SID, assicurandosi della adeguatezza dei contenuti, nel riconoscimento di eventuali prodotti soggetti ad esenzioni e nella preparazione della conseguente documentazione a riguardo . Export America offre, inoltre, assistenza linguistica se necessaria.

 

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