esportare Archives - Export America Group Export America Group Mon, 25 Jul 2022 06:11:43 +0000 en-US hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.9.3 /wp-content/uploads/2015/11/cropped-logo-32x32.jpg esportare Archives - Export America Group 32 32 Esportare confetture e marmellate negli Stati Uniti /it/il-blog-di-export-america/esportare-confetture-e-marmellate-negli-stati-uniti/ /it/il-blog-di-export-america/esportare-confetture-e-marmellate-negli-stati-uniti/#respond Thu, 08 Nov 2018 10:27:07 +0000 /?p=2942 The post Esportare confetture e marmellate negli Stati Uniti appeared first on Export America Group.

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Il mercato statunitense delle marmellate e delle gelatine è decisamente stabile e con un tasso di crescita costante, sia per quanto riguarda il valore del prodotto sia per quanto riguarda il suo consumo.
Il fattore che più influisce sul consumo crescente di marmellate e gelatine negli USA è la preferenza del consumatore per prodotti alimentari più convenienti e sani.
Italia è uno dei principali esportatori di agroalimentari negli Stati Uniti e la sua presenza nell’etichetta di un prodotto è un simbolo di garanzia per il consumatore americano, in termini di salubrità e qualità del prodotto. Investire quindi nell’esportazione di marmellate negli USA è sicuramente un’ottima strategia, soprattutto in questo momento di crescita nel mercato delle confetture, dal momento che gli USA favoriscono gli investimenti esteri, soprattutto per ciò che concerne l’agroalimentare.
Prima di investire sugli Stati Uniti e pensare di aprire un’eventuale filiale o società, è necessario conoscere a fondo le norme doganali, di protezione delle frontiere e sulla gestione degli alimenti importati.
Di seguito verranno trattati vari aspetti, dall’etimologia dei termini americani che si riferiscono ai suddetti prodotti, agli accorgimenti da prendere in considerazione nel processo di esportazione.

Esportare marmellate e confetture negli Stati Uniti

 

Nel momento in cui si decida di investire nell’esportazione, è d’obbligo conoscere gli enti regolatori e le norme doganali statunitensi con cui ci si imbatterà.

FDA

Il primo ente americano con cui ci si imbatte nell’esportazione di alimentari negli Stati Uniti è l’FDA (Food and Drug Administration). In sostanza questo ente si occupa di assicurare ai consumatori americani che gli alimenti a loro destinati siano salubri, sicuri ed igienici. (Più info sull’FDA qui: Registrazione FDA, cos’è e a cosa serve)

’articolo sono specificati inoltre degli accorgimenti dettati dall’FDA in caso di esportazione di prodotti come le marmellate, soprattutto per quanto riguarda l’etichettatura egli ingredienti che li compongono.v

INGRESSO NEL MERCATO

Esportare negli stati uniti è un processo che deve essere preceduto da una pianificazione data la complessità del mercato statunitense degli agroalimentari e le strategie sono numerose. Di seguito ne verranno trattate alcune.

Una valida possibilità consiste nella partecipazione a fiere di settore. In questi eventi è possibile far conoscere il proprio prodotto, trovare potenziali clienti ma soprattutto individuare i competitor. Un esempio è il “The Marmalade Jam Fest”, che ogni anno si tiene a Salt Lake City, Utah.

Importare tramite grandi distributori di agroalimentari è una strategia vincente, va però specificato che negli ultimi anni il consumatore statunitense preferisce una garanzia per quando riguarda la presenza sul territorio dall’azienda produttrice, cioè con una struttura che permetta stoccaggio della merce, gestione dei resi e vicinanza al consumatore.

La regolamentazione e le normative sulle tasse e sulla sicurezza sono particolarmente complesse, l’esportatore potrebbe quindi fare affidamento a un agente doganale, la figura di riferimento per le aziende che vogliono liberarsi dell’ostacolo della burocrazia del CBP (Customs and BorderProtection), concentrandosi sulla produzione del proprio prodotto.

È necessario dotarsi di un sito internet che offra anche un sistema di e-commerce per facilitare l’acquisto da parte dei vari importatori.
Una possibilità da non sottovalutare è aprire una struttura come una filiale negli stati uniti. Aprire una società negli stati uniti è un processo molto più veloce e meno dispendioso che in Italia. Come accennato prima la vicinanza al consumatore americano è un fattore da tenere in considerazione. Una società aperta negli USA permette di usufruire dei finanziamenti offerti dalle banche americane.

DOCUMENTAZIONE NECESSARIA ED ETICHETTATURA

Come accennato prima, sono richiesti particolari documenti per l’esportazione, tra cui:

  • Fattura (invoice): oltre che a una descrizione dettagliata del prodotto, identifica prezzo, compratore, venditore e paese di origine.
  • Certificato di Origine e supporto delle dichiarazioni tariffarie, rilasciato dalla CCIAA.

Alla dogana devono essere presentati altri documenti, come la Dichiarazione Doganale, il Certificato di Esportazione (serve nel caso di prodotti soggetti a regolazione comunitaria dei mercati, come l’olio d’oliva) e i vari Documenti di Trasporto (bill of lading, packing list, insurance policy).

FDA-FCE

’FDA inoltre richiede alle aziende produttrici e agli esportatori di effettuare la registrazione FCE (FoodCanning Establishment) per i prodotti a lunga conservazione, anche sigillati, come marmellate e conserve.
Per ogni famiglia di prodotti è necessario un numero identificativo, accompagnato dalla certificazione FDA, conosciuto come SID (SubmissionIdentifier).

Va però specificato che alcuni prodotti a lunga conservazione sono esentati dalla registrazione alla procedura SID a seconda del metodo di produzione e degli ingredienti utilizzati. Le eccezioni sono numerose, affidarsi quindi a un consulente è una soluzione da non sottovalutare.
E’ possibile che l’FDA al momento dell’arrivo della merce trattenga alcuni prodotti anche per diverse settimane attendendo ulteriori informazioni dai produttori, di conseguenza è buona norma allegare i vari certificati alle spedizioni.

ETICHETTATURA

La qualità della marmellata o della conserva negli Stati Uniti è dettata, oltre che dai classici fattori come la consistenza e il colore, anche dall’etichettatura che deve rispettare certi vincoli. I seguenti campi devono essere infatti necessariamente inseriti:

  • Il tipo di marmellata/conserva (esempio: Jam)
  • Lista degli ingredienti
  • Peso netto
  • Data di scadenza
  • Dati del produttore
  • Paese di origine
  • Istruzioni per l’uso dove necessario
  • I vari valori nutrizionali

DIFFERENZE DEI TERMINI JELLY, JAM, CONSERVE, MARMALADE E FRUIT BUTTER

In inglese i prodotti “in gelatina” prendono nomi diversi in base al metodo di produzione adottato e in base alla forma di frutta utilizzata.

Jellies: sono fatte con succo di frutta e zucchero. La caratteristiche che le contraddistinguono sono il loro colore chiaro e la loro capacità di mantenere uno stato solido ma allo stesso tempo una consistenza tenera.

Jams: vengono ottenute schiacciando la frutta con lo zucchero. Sono dense e conservate in vasetti. Al loro interno è possibile trovare piccoli frutti interi o pezzetti di frutta in uno sciroppo gelificato. Il colore dovrebbe essere quello del frutto utilizzato.

Conserves: sono molto simili alle “Jams”, ma son fatte combinando frutta e talvolta uvetta, noci e cocco.

Marmalades: solitamente sono fatte di agrumi e contengono pezzi di buccia sospesi in una gelatina trasparente.

FruitButter: il processo di creazione prevede l’utilizzo della polpa del frutto cotta con lo zucchero, formando una miscela densa spalmabile. Spesso contengono anche delle spezie.

(Per maggiori informazioni sui vari prodotti e sui loro ingredienti : )

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Esportare olio d’oliva negli Stati Uniti /it/il-blog-di-export-america/esportare-olio-d-oliva-negli-stati-uniti/ /it/il-blog-di-export-america/esportare-olio-d-oliva-negli-stati-uniti/#respond Wed, 17 Oct 2018 09:40:22 +0000 /?p=2936 The post Esportare olio d’oliva negli Stati Uniti appeared first on Export America Group.

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Il consumo di olio d’oliva è dagli anni ’90 aumentato esponenzialmente e il valore delle esportazioni è aumentato dell’84%.

’Italia è dopo la Spagna il maggiore esportatore di olio a livello mondiale (35%). Se l’esportazione è particolarmente concentrata nei pochi stati che ne vantano una grossa produzione (come i due citati prima e la Turchia), l’importazione è invece maggiormente distribuita. Tra i maggiori importatori a livello mondiale ci son gli Stati Uniti. Il 98% di olio d’oliva sul suolo statunitense, infatti, è importato. In questa percentuale rientra per la maggior parte olio esportato dall’Italia.

In mercati molto complessi come quello dell’olio d’oliva gli USA favoriscono gli investimenti esteri e i loro operatori stranieri (esportatori negli Stati Uniti) e gli riservano un trattamento assolutamente non discriminatorio rispetto agli operatori locali.

Prima di investire sugli Stati Uniti e pensare di aprire un’eventuale filiale o società, è necessario conoscere a fondo le norme doganali, di protezione delle frontiere e sulla gestione degli alimenti importati.

Come esportare olio d’oliva negli Stati Uniti

 

ENTI REGOLATORI E NORME DOGANALI

FDA

Il primo ente americano con cui ci si imbatte nell’esportazione di alimentari negli Stati Uniti è l’FDA (Food and Drug Administration).
In sostanza questo ente si occupa di assicurare ai consumatori americani che gli alimenti a loro destinati siano salubri, sicuri ed igienici. (Più info sull’FDA qui: Registrazione FDA, cos’è e a cosa serve)

INGRESSO NEL MERCATO

FDA non richiede procedure speciali per l’import di olio d’oliva negli stati uniti, ma è necessario avere una struttura operativa in loco o avvalersi di un importatore in possesso del Federal Basic Importer’s Permit.
Esportare negli stati uniti è un processo che deve essere preceduto da una pianificazione data la complessità del mercato statunitense, soprattutto per ciò che concerne l’olio d’oliva.

Una valida possibilità consiste nella partecipazione a fiere di settore. In questi eventi è possibile far conoscere il proprio prodotto, trovare potenziali clienti ma soprattutto individuare i competitor che, come accennato prima, nel commercio di olio di oliva sono per lo più esportatori. Un esempio è l’incontro annuale degli associati COOC (California Olive Oil Council).

Importare tramite grandi distributori di agroalimentari è una strategia vincente, va però specificato che negli ultimi anni il consumatore statunitense preferisce una garanzia per quando riguarda la presenza sul territorio dall’azienda produttrice, cioè con una struttura che permetta stoccaggio della merce, gestione dei resi e vicinanza al consumatore.

La regolamentazione e le normative sulle tasse e sulla sicurezza sono particolarmente complesse, l’esportatore potrebbe quindi fare affidamento a un agente doganale, la figura di riferimento per le aziende che vogliono liberarsi dell’ostacolo della burocrazia del CBP (Customs and Border Protection), concentrandosi sulla produzione del proprio prodotto.

È necessario dotarsi di un sito internet che offra anche un sistema di e-commerce per facilitare l’acquisto da parte dei vari importatori.
Una possibilità da non sottovalutare è aprire una struttura come una filiale negli stati uniti. Aprire una società negli stati uniti è un processo molto più veloce e meno dispendioso che in Italia. Come accennato prima la vicinanza al consumatore americano è un fattore da tenere in considerazione. Una società aperta negli USA permette di usufruire dei finanziamenti offerti dalle banche americane.

DOCUMENTAZIONE NECESSARIA ED ETICHETTATURA

Il CBP gestisce le operazioni doganali, che prevedono:

  • Fattura (invoice): oltre che a una descrizione dettagliata del prodotto, identifica prezzo, compratore, venditore e paese di origine.
  • Certificato di Origine e supporto delle dichiarazioni tariffarie, rilasciato dalla CCIAA.

Alla dogana devono essere presentati altri documenti, come la Dichiarazione Doganale, il Certificato di Esportazione (serve nel caso di prodotti soggetti a regolazione comunitaria dei mercati, come l’olio d’oliva) e i vari Documenti di Trasporto (bill of lading, packing list, insurance policy)

’FDA impone delle regole per quanto riguarda le etichettature dei prodotti. ’etichetta principale deve deve contenere il nome del prodotto, la quantità netta in unità metriche e USA ed infine il brand commerciale. Il paese di origine è obbligatorio.
etichetta secondaria deve essere riportato il nome e l’indirizzo del produttore, confezionatore estero o distributore statunitense e lista degli ingredienti. Specificatamente nel caso dell’olio, vanno indicati eventuali aromatizzanti o erbe o altri ingredienti. Tra le varie informazioni devono infine essere riportati i valori nutrizionali e il codice a barre. I prodotti importati devono riportare il nome e l’indirizzo dell’importatore.

ACCORDI COMMERCIALI DAZI E TASSE

’olio d’oliva paga il dazio dei MFN (Most Favoured Nation). Al dazio si aggiungono poi altre due piccole tasse: Merchandise Processing Fees (MPF) pari allo 0,35% circa del valore totale del carico, con un minimo di 25 $ e un massimo di 485 $ e l’Harbor Maintenance Fees (HMF) pari allo 0, 13 % del valore totale del carico per le spedizioni via mare.

SERVIZI CORRELATI DI EXPORT AMERICA

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Quali tipi di società può aprire in USA un imprenditore italiano? /it/il-blog-di-export-america/quali-tipi-di-societa-puo-aprire-usa-un-imprenditore-italiano/ /it/il-blog-di-export-america/quali-tipi-di-societa-puo-aprire-usa-un-imprenditore-italiano/#respond Sat, 02 Dec 2017 09:34:11 +0000 /?p=2443 The post Quali tipi di società può aprire in USA un imprenditore italiano? appeared first on Export America Group.

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Quali tipi di società si possono aprire negli Stati Uniti?

Da cittadino non statunitense, la procedura per aprire un’attività negli Stati Uniti è generalmente simile alla procedura richiesta da un residente negli Stati Uniti. Poiché la cittadinanza e la residenza degli StatiUniti non sono necessari per questo processo, i cittadini non statunitensi sono invitati ad espandersi sul suolo americano senza incontrare più ostacoli di quanti ne trovi un imprenditore di origine americana.

Vuoi aprire un’attività su suolo statunitense?

Se si prevede solo di vendere merci attraverso Internet o all’ingrosso a società statunitensi, potrebbe non essere necessario creare una società statunitense. Altre variabili da prendere in considerazione includono: differenze nelle leggi fiscali statali individuali, costi di trasporto, norme tariffarie / commerciali, dimensioni e portata della vostra azienda, contratti di locazione, dipendenti e molto altro ancora.

Le più comuni forme societarie presenti nel mercato statunitense sono:

Corporation – Paragonabile alle società per azioni

Sole Proprietorship – Paragonabile alla società semplice

Limited Partnership – Paragonabile alle società in accomandita semplice

Limited Liability Company – Paragonabile alle società a responsabilità limitata

Creare una società negli Stati Uniti

La creazione della società negli Stati Uniti viene amministrata a livello statale, non a livello federale, sia per i cittadini stranieri che per i cittadini degli Stati Uniti. Il processo differirà da stato a stato, ma generalmente è costituito da due fasi:

1.) Compilazione i documenti per la registrazione nello stato specifico

2.) identificazione di un agente registrato. Un agente registrato può essere il proprietario dell’impresa o un’altra persona designata autorizzata a ricevere documenti legali per conto dell’azienda durante le ore di lavoro standard.

L’agente registrato deve avere un indirizzo fisico nello stato in questione. Oltretutto l’agente registrato deve essere disponibile a tale indirizzo durante le normali ore lavorative. Non è possibile utilizzare l’indirizzo dell’agente registrato come indirizzo legale. L’indirizzo legale dell’ azienda deve essere la propria abitazione o ufficio nel proprio paese d’origine.L’agente registrato non ha responsabilita’ legali, ma è in primo intermediario a cui si rivolgono le autorità americane in caso di problemi di natura amministrativa.

Per aprire una società come LLC o corporation, i documenti di formazione devono essere presentati presso l’agenzia statale appropriata, che spesso è rappresentata dal segretario di Stato. Devono essere pagate anche le spese di deposito richieste. Il documento di formazione della società è tipicamente indicato come Articles of Incorporation oppure Certificate of Incorporation, a seconda dello stato. I documenti di costituzione servono di formale riferimento per l’esistenza della società.

Per operare negli USA occorre ottenere un numero identificativo che verrà utilizzato per interfacciarsi con le autorità. Nel caso in cui il proprietario sia cittadino americano o comunque residente con un visto, questo numero sara’ il Social Security number, che e’ sufficiente per coloro che vogliano aprire una Sole Proprietorship. Nel caso in cui l’imprenditore sia straniero, occorre un identificativo per la società (EIN) e nei casi in cui abbia scelto una forma giuridica della società come Sole Proprietorship o Limited Liability Company, occorrerà ottenere anche un identificativo per pagare le imposte annualmente, in quanto quelle forme giuridiche passano i profitti direttamente alla dichiarazione dei redditi dell’individuo. Nel caso invece di Corporation (l’equivalente della nostra SPA), sara’ sufficiente identificarsi al fisco con l’EIN (employer identification number).

Determinare lo stato di residente.

Un soggetto non residente è tassato negli Stati Uniti solo sui redditi originati negli Stati Uniti Se, invece, il soggetto è un residente degli Stati Uniti, viene tassato sul proprio reddito a livello mondiale. Lo stato residente non è limitato a quelli in possesso di una Green Card. Lo stato da residente si applica anche a coloro che hanno una presenza fisica negli Stati Uniti, avendo vissuto per almeno 31 giorni in USA durante l’ultimo anno e almeno 183 giorni nel corso dei tre anni precedenti , contando tutti i giorni dell’ultimo anno, ma solo 1 / 3 dei giorni del penultimo e 1/6 dei giorni del terzultimo. E’ comunque possibile non risultare come residente, nonostante si sia soddisfatto il numero di giorni in USA richiesti.

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Le fatture commerciali e pro-forma per gli Stati Uniti /it/il-blog-di-export-america/le-fatture-commerciali-e-pro-forma-per-gli-stati-uniti/ /it/il-blog-di-export-america/le-fatture-commerciali-e-pro-forma-per-gli-stati-uniti/#respond Wed, 22 Nov 2017 09:27:10 +0000 /?p=2437 The post Le fatture commerciali e pro-forma per gli Stati Uniti appeared first on Export America Group.

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USA: Fatture Commerciali e Fatture Pro-Forma

Le merci e i documenti importati o esportati tra paesi devono in genere includere una documentazione appropriata, che può comprendere una fattura commerciale o una fattura pro-forma. Entrambi i tipi di fatture condividono una serie di caratteristiche, però presentano anche differenze significative.

Formato

Secondo l’U.S. Customs and Border Protection, non esiste un formato specifico per una fattura commerciale o una fattura pro forma . La fattura commerciale deve comunque indicare alcune informazioni necessarie, tra cui la descrizione e la quantità di ciascun elemento spedito, il paese di origine, il luogo di acquisto, il valore in dollari americani e nella valuta estera del contenuto della spedizione e i nomi e gli indirizzi sia del venditore che dell’acquirente. La frontiera statunitense non richiede le stesse informazioni su una fattura pro-forma. Una fattura pro-forma deve solo includere informazioni sufficienti per consentire il controllo e l’ispezione. Poiché non esiste un formato per entrambi i tipi di fattura, una fattura commerciale e una fattura pro-forma possono sembrare praticamente identiche o possono apparire radicalmente differenti.

Responsabile

L’azienda che esporta è sempre responsabile di fornire una fattura commerciale ai funzionari doganali statunitensi quando trasportano, attraverso le frontiere internazionali, beni, merci o documenti che coinvolgono valori monetari come certificati azionari. Se le merci vengono spedite come doni o come campioni per una operazione futura prevista, l’azienda esportatrice può non allegare la fattura commerciale. Invece, i documenti che non hanno valore monetario, come un contratto legale o un testamento, generalmente non richiedono una fattura commerciale. Tuttavia, la frontiera americana richiede comunque una documentazione della spedizione. In questi casi, l’impresa importatrice può fornire una fattura pro-forma ai funzionari doganali.

Scopo

Una fattura commerciale è concepita per offrire ai funzionari doganali informazioni sufficienti per determinare i servizi e dazi d’importazione appropriati e per determinare l’ammissibilità della merce da spedire nel paese. Una fattura commerciale è una vera fattura. Una fattura pro-forma non è una vera fattura; nulla è stato fatturato dall’attività di esportazione e l’impresa importatrice non ha alcun obbligo finanziario. La fattura pro-forma viene utilizzata solitamente solo quando un’operazione finanziaria non è ancora stata effettuata. Questo tipo di documento può includere una descrizione della merce ed il suo valore per indicare un impegno di una futura transazione tra l’importatore e l’esportatore.

Considerazioni finali

Nella maggior parte dei casi, una fattura commerciale è richiesta al momento dell’ingresso. L’esportatore prepara due copie della fattura commerciale – una per accompagnare il carico di trasporto e un altro per accompagnare la merce dal punto di partenza al servizio doganale nel punto di ingresso del confine internazionale. Un importatore che fornisce una fattura pro-forma al servizio doganale degli Stati Uniti deve produrre una fattura commerciale correlata entro 120 giorni

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Le agenzie governative americane più importanti per il commercio /it/il-blog-di-export-america/le-agenzie-governative-americane-piu-importanti-per-il-commercio/ /it/il-blog-di-export-america/le-agenzie-governative-americane-piu-importanti-per-il-commercio/#respond Sat, 20 May 2017 08:14:00 +0000 /?p=2051 The post Le agenzie governative americane più importanti per il commercio appeared first on Export America Group.

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Commercio in USA: Le Agenzie Governative

  • USDA (United States Department of Agriculture)

Agenzia federale incaricata di controllare l’esportazione e l’importazione di prodotti agricoli, di emettere certificati sanitari ad animali, certificati di ispezione ad impianti fitosanitari , e certificati sanitari sui prodotti soggetti alla sua giurisdizione, come richiesto dai governi esteri per i prodotti esportati dagli Stati Uniti.

  • APHIS (Animal and Plant Health Inspection Service)

Importante suddivisione del USDA incaricata di ispezionare prodotti animali e vegetali. L’ APHIS comprende varie sotto-organizzazioni, tra cui la PPQ ( Plant Protection and Quarantine), che ispeziona le spedizioni di prodotti vegetali e pochissimi prodotti animali, e il cosiddetto Veterinary Services, che esamina gli animali e i problemi legati ai certificati sanitari.

  • BATF (US Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms)

Ente governativo statunitense responsabile dell’amministrazione e dell’imposizione di leggi e di regolamenti federali che monitorano e tassano gli esportatori per prodotti che contengono alcool tassabili, prodotti del tabacco, armi da fuoco, munizioni e di tutti gli elementi della lista munizioni degli Stati Uniti (USML).

  • DHS (US Department of 91ýland Security)

Creato il 1 ° marzo 2003. DHS si occupa di prevenire gli attacchi terroristici negli Stati Uniti, ridurre la vulnerabilità dell’America al terrorismo, e ridurre al minimo i danni da potenziali attacchi e da calamità naturali.

  • CBP (US Customs and Border Protection)

Agenzia responsabile, a partire dal 2003, di far rispettare tutte le leggi degli Stati Uniti in materia di importazione, esportazione e immigrazione. Queste leggi riguardano persone, mezzi di trasporto e merci che attraversano le frontiere degli Stati Uniti, e comprendono la riscossione dei dazi e tasse esigibili all’importazione.

  • OGA (Other Government Agencies)

Si riferisce a tutte quelle agenzie diverse dal US Customs and Border Protection. CBP è responsabile di far rispettare le leggi e regolamenti emesse da oltre 40 agenzie comprese nell’ OGA.

  • DOC (U.S. Department of Commerce)

Agenzia governativa instituita per supervisionare il commercio internazionale e statunitense con lo scopo principale di creare posti di lavoro, di promuovere la crescita economica, di favorire lo sviluppo sostenibile e di migliorare gli standard di vita per tutti gli americani. Tra i suoi compiti è compresa anche la raccolta di dati economici e demografici per il processo decisionale di business e di governo, e di contribuire a stabilire standard industriali.

  • US Census Bureau

Sub-agenzia del Dipartimento del Commercio. Tra le molte altre funzioni, il censimento raccoglie, tabula e pubblica statistiche relative al commercio degli Stati Uniti.

  • DOS (U.S. Department of State)

Il DOS è responsabile dell’esportazione di articoli per la difesa, ossia tutti gli elementi elencati nella lista munizioni degli Stati Uniti (USML). Il commercio di tali elementi necessita di una licenza di importazione o esportazione dall’Ufficio DOS .

  • DOT (U.S. Department of Transportation)

Responsabile della regolazione della spedizione di materiali pericolosi (HAZMAT) attraverso tutte le modalità di trasporto all’interno degli Stati Uniti e di trasporto internazionale. DOT regola anche l’importazione di veicoli a motore.

  • EPA (US Environmental Protection Agency)

Agenzia governativa statunitense indipendente incaricata di un’ampia protezione ambientale, di ricerca e funzioni educative, tra cui una varietà di norme e regolamenti che riguardano il trasporto di inquinanti ambientali, le emissioni dei motori per mezzi di trasporto, ed alcuni prodotti chimici nel commercio internazionale.

  • F&W (U.S. Fish and Wildlife Service)

Ufficio all’interno del Dipartimento degli Stati Uniti degli Interni, responsabile per la protezione, la conservazione, e la valorizzazione del pesce e della fauna selvatica e dei loro habitat. Assistiti dal CBP, il Fish and Wildlife Service regola le importazioni in suolo statunitense di prodotti che rientrano nella sua giurisdizione, compresi quelli derivati da specie protette.

  • FCC (Federal Communications Commission)

Istituita nel 1934, ha il compito di monitorare le comunicazione interstatali e internazionali via radio, televisione, via satellite e via cavo. La giurisdizione della FCC copre i 50 Stati, il Distretto di Columbia, e i possedimenti degli Stati Uniti. La FCC regola anche l’importazione di dispositivi a radiofrequenza.

  • FDA (US Food and Drug Administration)

FDA ha giurisdizione sull’importazione e l’esportazione di prodotti alimentari e prodotti farmaceutici, che comprendono cosmetici, dispositivi medici ed alcuni farmaci.

  • FMC (US Federal Maritime Commission)

Agenzia statunitense indipendente creata dal Congresso per regolamentare il commercio oltreoceano e inter-costiero. Responsabile della regolamentazione del sistema trasporto internazionale degli Stati Uniti a beneficio degli esportatori statunitensi, importatori, e dei consumatori americani.

  • IATA (International Air Transport Association)

Associazione commerciale che rappresenta numerosi corrieri aerei internazionali. IATA stabilisce le norme per il trasporto aereo, promulga norme in materia di accordi interlinea e spesso esercita influenza sui prezzi e il servizio dei propri utenti .

  • OFAC (Office of Foreign Assets Control)

OFAC amministra e fa rispettare le sanzioni economiche e commerciali nei confronti di paesi stranieri mirati, organizzazioni che promuovono il terrorismo e narcotrafficanti internazionali. Il sito OFAC fornisce informazioni relative a queste sanzioni, nonché l’elenco completo delle Specially Designated Nationals (la “Lista SDN”).

 

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La fattura commerciale per esportare materiale in USA /it/il-blog-di-export-america/la-fattura-commerciale-per-esportare-materiale-usa/ /it/il-blog-di-export-america/la-fattura-commerciale-per-esportare-materiale-usa/#respond Sat, 13 May 2017 07:46:55 +0000 /?p=2033 The post La fattura commerciale per esportare materiale in USA appeared first on Export America Group.

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Fattura Commerciale USA

Le leggi e i regolamenti del processo di importazione/esportazione in USA sono complicate e numerose, così come numerosi sono i documenti e le informazioni necessarie da consegnare alla polizia doganale. Uno dei documenti più importanti e necessari al fine dell’esportazione è la fattura commerciale. Senza quest’ultima, risulterà difficile sapere come si sta svolgendo la spedizione in questione o quanto dazio da pagare è stato calcolato. Questi sono gli elementi essenziali da inserire nella vostra fattura commerciale:
  • Il porto d’ingresso. Sempre specificare la destinazione della merce
  • Data e luogo della vendita, informazione sull’acquirente e il venditore. Deve essere elencato il nome e l’indirizzo dell’acquirente e il venditore come anche le condizioni di vendita.
  • Una descrizione dettagliata della merce. Precisare la natura degli articoli nel dettaglio, per cosa sono utilizzati, di che materiale sono . Inserire abbastanza informazioni sulle merci così da permettere una corretta valutazione da parte della dogana.
  • La quantità e il peso. Se il dato richiesto dalla dogana è il peso netto, questo deve essere presente o nella fattura o nella lista d’imballaggio. Inoltre, sempre assicurarsi che siano indicate le unità di misura.
  • Il prezzo di acquisto di ogni articolo o il valore di ogni articolo, nel caso in cui gli articoli non siano stati acquistati. Se gli articoli non sono stati acquistati, è necessario comunque indicarne il valore. Deve essere dichiarato alla dogana anche qualsiasi tipo di articolo gratuito.
  • Valuta. Nonostante molti trascurino questo requisito assumendo che la valuta è già in dollari americani, questo dato deve comunque essere indicato nella fattura.
  • Costi aggiuntivi. L’ufficio doganale consente di dedurre questi costi dalla fattura nel caso in cui fossero prepagati e inclusi nel totale della fattura, ma solo se si presenta un allegato alla fattura con queste spese riportate. Tali costi aggiuntivi potrebbero includere il trasporto, assicurazione, commissioni, ecc
  • Eventuali sconti o danni. Questi dati devono essere elencati e specificati singolarmente sulle fatture.
  • Il paese d’origine delle merci. La dogana americana richiede che venga specificata nella fattura la nazione esatta nella quale sono stati fabbricati gli articoli. Luogo che può differenziarsi dal porto di imbarco.
  • Eventuali assist non inclusi nel prezzo di fattura. Questo tipo di informazione include utensili, matrici, stampi, o piani di ingegneria che non sono stati inclusi nel prezzo della fattura.

Oltre a tutti i requisiti sopra elencati, la dogana statunitense richiede che tutte le fatture commerciali siano scritte in inglese o abbiano una traduzione in inglese allegata.

 

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Spedizioni in USA: la terminologia

EXW

Ex Works significa che la consegna della merce viene effettuata dal venditore mettendola a disposizione presso la propria sede oppure trasferendola in altro luogo convenuto . Questo termine rappresenta quindi l’obbligo minimo per il venditore, lasciando all’acquirente tutte le spese e i rischi relativi al prelievo della merce (non sdoganata per l’esportazione e non caricata su alcun mezzo) dai locali del venditore.

FCA

Free Carrier significa che il venditore consegna la merce ( sdoganata all’esportazione) al corriere designato dal compratore, nel luogo convenuto. L’acquirente si deve occupare a proprie spese del trasporto della merce dal luogo in questione.

FAS

Free Alongside Ship significa che il venditore deve trasportare la merce fino al molo nel porto di imbarco. Questo implica che l’acquirente deve sostenere tutti i costi ed eventuali danni alla merce da quel momento in poi. In questo caso è il venditore ad essere responsabile dello
sdoganamento della merce per l’esportazione. Questo termine è valido solo per spedizioni marittime.

FOB

Free on Board significa che il fornitore si deve assicurare che le merci siano caricate a bordo della nave designata dal compratore nel porto di imbarco. L’acquirente deve sostenere tutti i costi ed assumersi il rischio di perdita o di danni alla merce da quel punto in poi. Anche in questo caso il venditore si occupa dello sdoganamento della merce per l’esportazione. Questa sigla è valida solo per spedizioni marittime.

CFR

Cost and Freight significa che il venditore deve far sì che le merci consegnate siano caricate a bordo della nave nel porto di imbarco. Con questa sigla il venditore copre tutti i costi necessari per trasportare la merce fino al porto di destinazione, copre le spese addizionali causate da incidenti accaduti dopo il momento della consegna, i costi dello sdoganamento della merce per l’esportazione, ma non l’assicurazione. Questo termine è usato esclusivamente per il commercio marittimo.

CIF

Cost, Insurance & Freight. Questo termine è molto simile al precedente. Infatti in questo caso il venditore si assicura che la merce sia caricata a bordo della nave designata nel porto di imbarco, paga i costi per trasportare la merce fino al porto di destinazione, ma una volta caricata la merce sulla nave, le spese addizionali causate da fatti accaduti dopo il momento della consegna e il rischio di perdita o
danneggiamento della merce vengono trasferiti dal venditore al compratore. Inoltre lo sdoganamento della merce per l’esportazione e una copertura assicurativa minima sono responsabilità del fornitore. Questo termine è valido solo per le spedizioni marittime.

CPT

Carrier Paid To significa che il venditore si assume la maggior parte del costo del trasporto della merce consegnando la merce al corriere da lui stesso designato. Questi costi comprendono le spese di sdoganamento per l’esportazione, spese di trasporto e le tasse al porto di destinazione. Però il venditore non paga per l’assicurazione che rimane obbligo del compratore.

CIP

Carriage & Insurance Paid. Molto simile a CPT in quanto il venditore è responsabile della maggior parte dei costi di trasporto comprese le spese di sdoganamento per l’esportazione, spese di trasporto e le tasse al porto di destinazione. Però in questo caso il venditore è responsabile anche dell’acquisto di un’assicurazione contro il rischio di perdita o danneggiamento della merce durante il trasporto.

DAT

Delivered at Terminal significa che il venditore consegna la merce al terminal o luogo di destinazione designato. Il venditore copre tutti i costi di trasporto (tasse di esportazione, trasporto, assicurazione e tasse portuali destinazione) e si assume tutti i rischi fino a quando le merci sono scaricate al terminale. L’acquirente copre il costo di trasporto delle merci dal terminale o il porto d’arrivo fino alla destinazione
finale e paga i costi di dazio doganale. Questo termine si applica a qualsiasi mezzo di trasporto . La parola “Terminal” comprende qualsiasi luogo, coperto o meno, come ad esempio una banchina, magazzino, terminal ferroviario o terminal aereo, quindi, deve essere specificato nel modo più chiaro possibile.

DAP

Delivered at Place significa che il venditore paga tutte le spese di trasporto (tasse di esportazione, trasporto, assicurazione e tasse portuali di destinazione) fino ad includere la consegna della merce fino alla destinazione finale. L’acquirente è tenuto a pagare solo le spese doganali per l’importazione ed è responsabile per lo scarico della merce dal veicolo alla destinazione finale.

DDP

Delivered Duty Paid significa che il venditore si occupa di tutti i costi di trasporto, tasse di esportazione , assicurazione, costi di sdoganamento per l’importazione, tasse portuali alla destinazione, consegna alla destinazione finale. L’acquirente è responsabile solo ed esclusivamente dello scarico della merce dal mezzo di trasporto concordato alla destinazione finale.

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