documentazione Archives - Export America Group Export America Group Fri, 03 Jun 2022 12:57:45 +0000 en-US hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.9.3 /wp-content/uploads/2015/11/cropped-logo-32x32.jpg documentazione Archives - Export America Group 32 32 Esportare articoli di abbigliamento negli USA /it/il-blog-di-export-america/esportare-articoli-di-abbigliamento-negli-usa/ /it/il-blog-di-export-america/esportare-articoli-di-abbigliamento-negli-usa/#respond Wed, 07 Apr 2021 11:00:07 +0000 /?p=3114 The post Esportare articoli di abbigliamento negli USA appeared first on Export America Group.

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Le esportazioni italiane di articoli di abbigliamento negli Stati Uniti hanno mostrato nell’ultimo ventennio un trend di crescita, a testimonianza della notorietà e della riconosciuta qualità dei prodotti derivanti dalla manifattura italiana. E’ noto infatti che il mercato statunitense apprezzi la qualità e la l’affidabilità dei prodotti italiani.

In particolare, ad essere particolarmente apprezzati negli USA, osservando le statistiche, sono gli abiti, sia maschili che femminili, che raggiungono valori di esportazione superiori ai 200/300 milioni di dollari. Addirittura per quanto riguarda l’abbigliamento femminile ’Iٲ si è negli anni assestata alla 14ma posizione tra i principali esportatori negli USA.

In questo articolo si aggiungeranno alcune informazioni, riguardando soprattuto la documentazione necessaria per l’esportazione e le norme che regolano questo tipo di commercio.

Documentazione in entrata

Oltre alla normale documentazione necessaria in prossimità della dogana statunitense (ovvero quella che attesta le caratteristiche dei prodotti importati), è necessario essere in possesso, per ogni prodotto, di quanto segue:

  • Se il prodotto non fosse fabbricato interamente sul suolo italiano e se questo è soggetto al , allora bisogna essere in possesso della documentazione per l’export di questa particolare classe di prodotti.
  • E’ obbligatoria, ogni qual volta il prodotto importato negli Stati Uniti è composto da materiale tessile, la dichiarazione del paese di origine. Quest’ultima può essere redatta indistintamente dal fabbricante, dal produttore, dall’esportatore o dall’importatore. Nel caso in cui a essere coinvolte nell’importazione siano due o più delle parti appena citate, allora ognuno deve produrre una dichiarazione a parte, patrocinandola tramite il nome e l’indirizzo della propria compagnia. Va inoltre sottolineato che tramite “paese di origine” non si intende l’ultimo paese nel quale è transitato il prodotto, bensì il paese nel quale sono state effettuate le principali fasi di assemblaggio dello stesso.
  • Nel caso di articoli contenenti lana, è necessario il modulo 6451, dove va indicata la percentuale e la qualità della lana contenuta, nonché il nome e l’indirizzo dell’importatore.
  • Per i prodotti in materiale tessile è inoltre necessario specificare nella fattura di entrata:
    • La percentuale in base al peso di tutte le fibre presenti nel prodotto
    • Nel caso di T-Shirt e magliette bianche l’indicazione se il capo contiene o meno tasche/ricami
    • Nel caso di sciarpe, l’indicazione dell’esatta dimensione del prodotto
    • Nel caso di guanti è necessario specificare se i guanti sono ricoperti di plastica da entrambi i lati
    • Nel caso di capi di maglieria va indicato se il singolo filo di lana/cotone utilizzato misura meno di 67 decitex (67 grammi su 10 chilometri), se è “a manica lunga” o “a manica corta”, e se contiene pizzi/merletti.
  • Nel caso di articoli in lana valutati più di 500 dollari e soggetti al Wool Products Labeling Act (), è necessario includere nella fattura di entrata le stesse informazioni richieste, sempre dal WPLA, per quanto riguarda l’etichettamento dei capi, con in aggiunta l’indicazione del nome del produttore. (Si veda più avanti).

Dazi di importazione

Ovviamente parlando di importazioni negli Stati Uniti sarà necessario pagare dei dazi. Di seguito verrà fatta una breve descrizione e verranno evidenziate una serie di percentuali per i principali tipi di prodotti.

I dazi di importazione variano molto e variano soprattutto a seconda della qualità e della composizione dei capi di abbigliamento. Secondo l’HTSUS (Harmonized Tariff Schedule of the United States), si hanno le seguenti detrazioni:

  • Abiti da donna in cotone: 14.9%, in lana: 14%
  • Abiti da uomo in cotone: 13.2%, in lana: 7.5%
  • Cravatte: 7.2%
  • Guanti in lana: 3.5%
  • Camicie di cotone per bambini: 14.9%
  • Camicie di cotone per uomini: 8.7%
  • Camicie per donna in seta: 6.9%
  • Pigiami in cotone: 8.9%
  • Cappotti, mantelli e simili in lana: 16.3% più 41 cents/kg, in cotone: dal 4.4% al 9.4%

E’ possibile valutare maggiori informazioni sui prodotti più disparati sul sito web dell’

Proibizioni e restrizioni

Ci sono una serie di regole e restrizioni che è necessario rispettare, pena il fermo in dogana del prodotto o una pena pecuniaria per mancato rispetto delle stesse.

In particolare le principali restrizioni sono:

  • Դھà: tutti gli articoli di abbigliamento, per poter essere importati negli Stati Uniti, devono conformarsi agli standard in materia di infiammabilità stabiliti dalla Consumer Product Safety Commission () sulla base del Flammable Fabrics Act ()
  • Richieste di contrassegni (etichette per prodotti tessili): ogni prodotto composto da materiale tessile deve essere etichettato sulla base delle disposizioni del Textile Fiber Products Identification Act (TFPIA). In linea generale, le etichette devono contenere le seguenti informazioni:
    • I nomi e le percentuali delle diverse fibre contenute nel prodotto
    • Il nome del produttore
    • Il nome del paese dove il prodotto è stato fabbricato
  • Richieste di contrassegni (etichette per prodotti di lana): ogni prodotto composto da lana (con l’eccezione di quegli articoli fabbricati 20 anni prima dell’avvenuta importazione negli Stati Uniti, dei tappeti, delle coperte, delle stuoie e della tapezzeria) deve essere etichettato sulla base delle disposizioni del Wool Products Labeling Act (WPLA). In linea generale, le etichette devono contenere le seguenti informazioni:
    • La percentuale di lana, di ogni fibra che rappresenta più del 5% del peso dell’articolo nonchè dell’aggregato di tutte le altre fibre contenute nel prodotto (con l’esclusione di eventuali ornamenti)
    • Il nome dell’importatore.
  • The Care Labeling Rule: ogni articolo di abbigliamento in tessuto deve contenere al proprio interno istruzioni accurate su come lavare ed asciugare i capi in questione.

Procedere con l’esportazione

Come per ogni prodotto ed ogni bene o servizio che si intende esportare è necessaria una precisa ed attenta analisi di mercato e un business plan, che può essere redatto affidandosi a professionisti. Per arricchire le proprie conoscenze del settore e per avere una veduta più ampia sulle possibilità e sull’applicabilità di una particolare strategia nel mercato statunitense nel settore dell’abbigliamento, è possibile fare affidamento a una serie di riviste, come Woman’s Day, MR e così via. Di particolare interesse sono anche le fiere di settore, quali ad esempio MAGIC – International Fashion Fabric Exhibition o The Accessories Show e tante altre.

Contattaci per una prima chiacchierata informale

SERVIZI CORRELATI DI EXPORT AMERICA

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Esportare Salumi negli USA /it/il-blog-di-export-america/esportare-salumi-negli-usa/ /it/il-blog-di-export-america/esportare-salumi-negli-usa/#respond Wed, 07 Oct 2020 19:14:58 +0000 /?p=3073 The post Esportare Salumi negli USA appeared first on Export America Group.

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Dal 28 Maggio 2013 è permessa negli Stati Uniti l’importazione di prodotti di “alta salumeria italiana”, come salame, coppa, speck e cotechino, da regioni come Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e dalle province di Trento e Bolzano. L’importazione di altri prodotti come prosciutti cotti, crudi e mortadella erano già permessi.

Queste concessioni sono state permesse grazie agli studi effettuati dall’, che ha dichiarato le suddette aree geografiche “a basso rischio” per quando riguarda la malattia vescicolare del suino.

Le opportunità dell’esportazione di salumi negli Stati Uniti

Le nuove normative quindi difendono anche i prodotti italiani dall’”italian sounding”, il fenomeno cioè dei produttori che danno nomi riconducibili al “made in Italy” ai propri prodotti. (Noti casi sono ad esempio il “San Daniele” canadese o quando è stato registrato il marchio “Prosciutto di Parma DOP”).

Quali stabilimenti possono esportare

I prodotti destinati al mercato americano possono provenire solo dastabilimenti che siano stati preventivamente autorizzati dalle autorità statunitensie devono essere provvisti di uno specifico certificato sanitario e di attestazione veterinaria.

Si deve inoltre garantire che l’impianto nel quale sono stati macellati gli animali non sia venuto a contatto con animali o carni provenienti da Regioni nelle quali la malattia vescicolare del suino sia ancora presente, ovvero che carni e/o animali non abbiano attraversato Regioni non indenni, a meno che ciò non si sia verificato, ovviamente per le sole carni, in container sigillati dall’Autorità Sanitaria di Regioni ammesse.

Caratteristiche dei salumi destinati all’esportazione

Le normative Americane sono piuttosto selettive per quanto concerne i prodotti esportabili. E’ infatti permesso esportare prodotti a base di carne cotta e sottoposti a trattamento termico che raggiunga i 69° C al cuore del prodotto oppure sterilizzati, come il cotechino. Per i prodotti a carne cruda invece la stagionatura deve essere superiore a 400 giorni.

Documentazione richiesta

Per quanto riguarda la documentazione per carni, salate o in salamoia, secche o affumicate, farine e polveri commestibili di carni (codice doganale SA 0210 ), i documenti richiesti, per l’esportazione negli Stati Uniti, sono di seguito indicati:

  • Registrazione di Stabilimento Alimentare
    Documento attestante che lo stabilimento o gli stabilimenti in cui è stata effettuata la produzione, trasformazione, confezionamento e conservazione di alimenti destinati al consumo per il mercato statunitense è/sono stati registrati presso la Food and Drug Administration (FDA). Il Ministero della salute ha pubblicato ed aggiorna regolarmente l’elenco degli
  • Licenza per la fauna selvatica
    Sono definite condizioni di applicabilità specifiche per gli alimenti in cui, tra gli ingredienti, figurino anche prodotti di animali in via di estinzione. Un documento deve attestare che il titolare è autorizzato ad esportare specie di fauna selvatica. Tale documento è necessario per lo sdoganamento e l’accesso al mercato.
  • Preavviso di importazione di prodotti alimentari
    Ogni qual volta si intende esportare prodotti come quelli elencati sopra è necessario presentare con un certo preavviso un documento che annuncia l’importazione di alimenti alla FDA, che verrà descritto di seguito, alla (Automated Broker Interface) o al .
    I termini per la presentazione del preavviso sono molto stringenti: non più di 15 giorni prima della data prevista dell’arrivo se l’invio è effettuato tramite PNSI e non più di 30 giorni se l’invio è effettuato tramite ABI. Questo documento deve contenere diverse informazioni, l’elenco completo nei siti sopra citati. Tra le informazioni richieste ci sono ad esempio il nome e l’indirizzo della persona che presenta la notifica, della sua azienda dell’importatore e così via.
  • Codice di Identificazione Produttore (MID)
    E’ un codice di 15 caratteri che identifica il produttore (non statunitense) di un bene, in conformità con le disposizioni di legge; può essere un prerequisito per la dichiarazione doganale di importazione o per l’entrata/consegna immediate. Per articoli aventi più di un produttore, il codice MID va indicato per ciascun produttore, separatamente.
  • Certificato sanitario per i prodotti animali
    E’ un documento rilasciato dalla ASL, attestante che i prodotti di origine animale per l’esportazione non sono infetti e non sono portatori di alcuna malattia infettiva; esso è necessario per sdoganamento e accesso al mercato; deve essere scritto in inglese e presentato in originale. Le autorità veterinarie degli Stati Uniti accettano il certificato rilasciato dall’autorità competente di uno Stato Membro dell’Unione Europea, se esso è fornito di tutte le informazioni specifiche.
  • Certificato di Origine
    Potrebbe essere richiesto anche il Certificato di Origine (facoltativo, secondo le indicazioni dell’importatore). Il Certificato è emesso dalla Camera di Commercio italiana dove ha sede il produttore del bene.
  • Etichettatura
    L’etichettatura è un requisito molto importante per l’FDA. Questa deve contenere:

    • Nome del prodotto
    • Paese di origine
    • Nome e Indirizzo del produttore
    • Peso Netto
    • Stato del prodotto (“a cubetti”, “porzionato”, e così via).
    • Elenco degli ingredienti
    • Informazioni nutrizionali
    • E’ necessario specificare la presenza di eventuali allergeni alimentari.

In conclusione si può con assoluta certezza affermare che l’esportazione di salumi negli Stati Uniti è sicuramente una ottima mossa. I consumatori americani negli ultimi anni hanno infatti evidenziato la loro tendenza a preferire prodotti di qualità e sicuri, ponendo quelli italiani tra i più apprezzati. E’ però necessario affidarsi a esperti del settore prima di intraprendere queste operazioni, al fine di velocizzare il processo ed evitare rischi.

 

SERVIZI CORRELATI DI EXPORT AMERICA

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Registrazione FCE /it/il-blog-di-export-america/registrazione-fce-usa/ /it/il-blog-di-export-america/registrazione-fce-usa/#respond Fri, 14 Jul 2017 08:39:57 +0000 /?p=2145 The post Registrazione FCE appeared first on Export America Group.

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La registrazione FCE per prodotti alimentari in USA

La FDA (Food and Drug Administration) ovvero l’ente statunitense che regola e controlla l’importazione e la commercializzazione di prodotti alimentari in america, richiede per gli alimenti a lunga conservazione, sottovuoto, in scatola o in lattina da importare, sia la certificazione FCE(Food Canning Establishment) sia un’autorizzazione preventiva all’importazione, definita procedura SID(Submission Identifier).

Come individuare i prodotti che necessitano dell’autorizzazione SID?

Tutti quei prodotti che passano attraverso la procedura SID sono definiti dalla FDA come “Low Acid Canned Foods (LACF)/Acidified Foods (AF)” ovvero prodotti alimentari in scatola a bassa acidità e prodotti alimentari acidificati artificialmente. I prodotti a bassa acidità (LACF) sono quei prodotti alimentari il cui Ph finale di equilibrio e’ maggiore di 4.6 oppure la cui Activity Water, ovvero l’acqua,disponibile per reazioni chimiche avverse che favoriscono la crescita del botulino, e’ maggiore di 0.85. Invece i prodotti acidificati artificialmente (AF) sono quei prodotti alimentari a bassa acidità, il cui Ph è stato ridotto con l’aggiunta di acidificanti, oppure prodotti alimentari il cui Activity Water è minore di 0.85. Sono numerosi i prodotti che richiedono la certificazione FCE e la procedura SID. Per quanto riguarda i prodotti italiani interessati possiamo riassumerli con il seguente elenco.
  • Prodotti sott’olio: tartufi, pomodori secchi, tonno (o in acqua), funghi, alici in scatola
  • Pomodori pelati in lattina
  • Patè di senape, olive e mostarda
  • Prodotti in salamoia
  • Sughi di pomodoro
  • Pesto
  • Sughi di altro tipo in lattina o contenitore di vetro
  • Caviale in lattina o contenitore di vetro
  • Creme di formaggio in lattina o in scatola
  • Conserve in contenitori ermetici
  • Tutti i prodotti alimentari sottovuoto
La FDA vuole assicurarsi che la produzione di certe tipologie di alimenti da importare negli Stati Uniti sia svolta in modo da sterilizzare il prodotto per evitare che si creino quelle condizioni che potrebbero portare allo sviluppo del botulino. Infatti, prodotti conservati senza la presenza di ossigeno hanno maggiore probabilità di generare il botulino, una tossina prodotta dal batterio Clostridium Botulinum e molto pericolosa per la salute.

Il procedimento di esportazione di queste tipologie di prodotti inizia eseguendo la registrazione FCE, con la quale le aziende comunicano alla FDA di essere titolari di uno o più stabilimenti di produzione di alimenti soggetti alla procedura SID. Dopo la richiesta di registrazione, la FDA rilascia alla azienda un numero di registrazione e le chiavi di accesso al sistema per l’esecuzione della procedura SID. Le aziende dovranno poi fornire alla FDA la documentazione che attesta tutte le procedure utilizzate nella sterilizzazione dei loro prodotti alimentari. Le pratiche in questione sono note come ‘Process Filing‘ e ad ognuna di esse viene assegnato uno specifico Submission Identifier (SID). L’intera procedura può risultare lunga e complessa. Per questo Export America offre assistenza alle aziende italiane nel completamento della registrazione FCE presso la FDA, nella compilazione delle pratiche SID, assicurandosi della adeguatezza dei contenuti, nel riconoscimento di eventuali prodotti soggetti ad esenzioni e nella preparazione della conseguente documentazione a riguardo . Export America offre, inoltre, assistenza linguistica se necessaria.

 

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Rete di Vendita

Documenti e Licenze

 

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